Andos-Federfarma, Masocco (Iss): “Sensibilizzazione ad aderire agli screening oncologici fa la differenza”

Andos-Federfarma, Masocco (Iss): “Sensibilizzazione ad aderire agli screening oncologici fa la differenza”

13.12.2025


Insieme alla sensibilizzazione sull’importanza di rilevare precocemente i tumori, il consiglio del medico e di altri operatori sanitari - farmacisti compresi - di sottoporsi agli screening oncologici «può davvero fare la differenza a livello di adesione». Lo ha dichiarato, a Filodiretto, Maria Masocco, responsabile scientifico del sistema di sorveglianza PASSI dell’Istituto superiore di sanità (Iss), che ha preso parte alla Conferenza stampa di giovedì 11 dicembre, in occasione della firma del protocollo di collaborazione tra l’Associazione nazionale donne operate al seno (Andos onlus) e Federfarma nazionale. La partnership ha l’obiettivo di promuovere la campagna nazionale “Screening oncologici: 5 buoni motivi per fare prevenzione”, che vede le farmacie impegnate nella sensibilizzazione dei cittadini ad aderire agli esami per la prevenzione secondaria.

Dottoressa Masocco, in Italia sono tre gli screening oncologici che rientrano nei Lea, qual è il livello di adesione?
«Nel nostro Paese, gli screening attivi riguardano l’individuazione del tumore della mammella, della cervice uterina e del colon-retto. Il sistema di sorveglianza PASSI è attivo dal 2008 e raccoglie i dati di adesione ai tre esami, sia per quel che riguarda la partecipazione ai programmi offerti gratuitamente dalle Asl, che agli esami eseguiti su iniziativa spontanea (nei tempi e modi raccomandati). La sorveglianza mostra dati tutto sommato buoni a livello di screening mammografico e cervicale, con almeno il 75% della popolazione femminile che vi si sottopone. Ma non dobbiamo dimenticarci che una donna su quattro non ha mai fatto un test di screening per il tumore della mammella o della cervice uterina, o, se lo ha fatto, non ha rispettato la cadenza raccomandata, e questo non è un buon dato. Oltretutto, è ampia la distanza tra Nord e Sud del Paese, con l’Italia che è praticamente tagliata in due: se al Nord le donne che si sottopongono a screening mammografico e cervicale raggiungono anche l’85%, nelle regioni meridionali il dato si attesta intorno al 60-70%. Ben più allarmante è la copertura dello screening del tumore del colon-retto, rivolto a uomini e donne tra 50-69 anni. A questo screening partecipa meno della metà della popolazione target e anche in questo caso pesa il divario tra Nord e Sud, che oscilla in un range dal 62%, nelle regioni settentrionali, al 23%, in quelle meridionali. Di fatto, l’Italia si dimostra un paese in cui l’accesso alla prevenzione non è garantito in ugual modo sul territorio nazionale e una quota importante di persone resta esclusa».

Si conosce il profilo delle persone che scelgono di non sottoporsi a screening?
«Il profilo di chi non si sottopone a screening è abbastanza chiaro: i determinanti sociali hanno un ruolo chiave e le persone svantaggiate, per bassa istruzione o difficoltà economiche, così come i cittadini di origine straniera, si sottopongono meno agli screening oncologici. Conoscere queste caratteristiche ci aiuta a implementare strategie di intervento mirate, anche perché abbiamo osservato che spesso, proprio le persone più svantaggiate a livello socio-economico sono anche le persone più esposte ai rischi per la salute correlati agli stili di vita, vale a dire che sono più frequentemente fumatrici, non seguono una dieta sana, sono più spesso sedentarie, o in eccesso ponderale: le persone socialmente più vulnerabili restano escluse dalla prevenzione secondaria, ma sono quelle che ne avrebbero più bisogno. Oltre a questo, il sistema di sorveglianza raccoglie anche i motivi per cui le persone scelgono di non sottoporsi a screening. In questo caso, le risposte più frequenti, trasversali a tutta la popolazione, sono: “Penso di non averne bisogno” oppure “Nessuno me lo ha consigliato”».

In che modo si può agire, allora, per aumentare l’adesione agli screening oncologici?
«Le motivazioni addotte da chi sceglie di non sottoporsi agli screening oncologici ci fanno pensare che da una parte è importante agire sulla sensibilizzazione ai cittadini sull’importanza di sottoporsi allo screening, perché una diagnosi precoce salva la vita, un tumore preso in tempo è curabile. Dall’altro lato, l’offerta degli screening deve essere migliorata e diventare più efficace e incisiva. In questo senso, sappiamo che il consiglio ricevuto dal medico o da un qualsiasi operatore sanitario incentiva e promuove l’adesione, da una parte, e contribuisce ad aumentare la sensibilizzazione al problema e all’importanza dello screening, dall’altra. L’iniziativa come quella portata avanti da Andos e Federfarma, dunque, è interessante e promettente: coinvolgere i farmacisti, che spesso sono dei punti di riferimento importanti per i cittadini, la vedo una cosa assolutamente positiva».

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